C’è tanto sconforto in questi giorni tra i familiari delle vittime di mafia dopo la morte del boss Matteo Messina Denaro che, con sé si è portato molte verità sui fatti inerenti "cosa nostra". Tra queste c’è Agostino Catalano, membro della scorta di Paolo Borsellino che il 19 luglio 1992 a Palermo in via D’Amelio morì, per mano mafiosa, insieme al giudice e agli altri poliziotti.
Raggiunto da Fanpage.it Salvatore Catalano, fratello dell’agente ucciso, che risiede a Campobello di Mazara a pochi passi dal covo di Messina Denaro, commenta così il decesso dell’ex latitante: “Lui era il depositario di tanti segreti e purtroppo è morto troppo presto e per lui è stata una liberazione. È morto troppo presto perché dopo trent’anni di latitanza non ha fatto nessun tipo di carcere perché è stato curato, tutto sistemato e quindi per questo motivo io credo che il vincitore non sia stato lo Stato ma lui perché sono sicuro che voleva proprio quello che di fatto è avvenuto. Non c’è stato tempo per tentare di farlo pentire.”
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